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Premio Charlot:presentazione del volume “Vita d’Artista. Il mito di Charlie Chaplin”

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Nell’ambito della XXIX edizione del Premio Charlot, stamane  presso il Salone del Gonfalone del Comune di Salerno è stato  presentato del volume “Vita d’Artista. Il mito di Charlie Chaplin” scritto da Claudio Tortora. Alla presentazione del volume parteciperà il figlio di Charlie Chaplin, Eugene, al quale nel corso della mattinata è stato consegnato un riconoscimento da parte dell’Amministrazione Comunale di Salerno. Oltre a Tortora e a Chaplin all’incontro hanno partecipato anche il sindaco di Salerno Vincenzo Napoli, il giornalista Nino Petrone, presidente della giuria del Premio Charlot, il professor Michele Ingenito, e in rappresentanza degli studenti dell’Università di Salerno Stefano Pignataro. Moderano l’incontro il giornalista dell’Ansa Roberto Ritondale e il giornalista del Corriere del Mezzogiorno Gabriele Bojano. Chi di noi non ha mai provato a far roteare un bastone, a camminare, ad ammiccare come Charlot? L’ometto che se ne va, solo, per la strada maestra, con la sua bombetta, il bastoncino, le scarpe troppo grandi, l’andatura dondolante da anatra è nel sentire di noi tutti da sempre.

L’opera “VITA D’ARTISTA. Il mito Charlie Chaplin” tenta di spiegarlo sintetizzando 87 anni vissuti a tutto tondo, con un’attenta ricerca biografica sulla vita di Chaplin, nella sua Londra, dove iniziò il lungo viaggio d’un pessimista europeo con sangue gitano ed ebreo, carico di antichi dolori, compiuto per convincersi che tuttavia conviene credere nell’uomo. Dal lavoro viene fuori la sua battaglia per sopravvivere alle meschinerie e alle crudeltà, una continua lotta con se stesso sotto il pretesto di una zuffa col destino nemico. Viene fuori il Chaplin che non fu mai felice, nemmeno quando divenne ricco e idolatrato dalla gente. Per tutta la vita, finché non approderà ai quieti lidi della vecchiaia, Chaplin inseguì il sogno – e quanto spesso lo raggiunse – di proiettarsi nella propria opera, sciogliendosi dai lacci della carne per sublimarsi in un personaggio che fosse pura idea.

Nella stesura del copione, l’autore ha immaginato una voce della coscienza e un’anima vagante sempre presente che è quella della madre, che sembrano ricordare ad ogni apparizione che la salvezza viene soltanto dalla libertà di inventare se stessi, di esporsi, piccoli e indifesi come siamo, alla ruota della fortuna, nell’illusione.

Non è stato semplice sintetizzare ottantasette anni di vita vissuta così intensamente per farne un copione teatrale, ma l’autore Claudio Tortora ha provato a farlo, per continuare a promuovere l’immagine del più grande artista del ‘900, facendo in modo che molti giovani possano conoscere la genialità e la luce dell’arte pura di un’icona che mai sarà dimenticata.

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Scritto da su 26 luglio 2017. Archviato in Culture, In evidenza. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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