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Esperti si interrogano sulle possibilità che nel Mediterraneo si verifichi uno tsunami

Martedì 27 aprile, a partire dalle ore 15.00, Unisound, la radio dell’Università, trasmetterà lo speciale “Campania a rischio tsunami”. Un maremoto nel Mediterraneo non è una novità, ma l’urbanizzazione selvaggia delle coste e la frequentazione estiva dei litorali a sud di Napoli renderebbe notevolmente più grave l’impatto di eventi simili a quelli storici e trasformerebbero un eventuale maremoto in una onda assassina. Chi dobbiamo temere? A 150 chilometri dalle coste campane e a poco più di 450 metri dalla superficie marina, svetta il Marsili, il più grande vulcano d’Europa. Dal fondale si alza per tremila metri, ha una struttura imponente con i suoi 70 chilometri di lunghezza e 30 di larghezza. Un mostro che fa paura e tiene in apprensione studiosi e abitanti della costa. Ma nel Tirreno c’è una vera e propria cintura di fuoco. Oltre al Marsili vi sono il Valinov ed il Palinuro che dista 150 chilometri dal golfo partenopeo e 83 dalla costa calabra di Diamante, in direzione nord-est rispetto al Marsili. Il loro risveglio potrebbe essere drammatico per i paesi costieri della Calabria, della Campania e della Basilicata.

Ecco perché è necessario non abbassare la guardia e tenere sotto continuo monitoraggio la cintura tirrenica. “Le ultime indagini compiute dicono che l’edificio del vulcano non è robusto e le sue pareti sono fragili”, ha dichiarato Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. L’articolo pubblicato dal Corriere della Sera ha destato preoccupazione, ma è servito a tenere alta l’attenzione su questo gigante. Una eventuale eruzione potrebbe provocare enormi frane lungo i versanti che, a loro volta, darebbero vita ad un’onda di grande potenza. Parteciperanno alla trasmissione: Franco Ortolani, direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del territorio della Federico II  di Napoli; Alessandra Maramai, ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia; Stefano Tinti, ricercatore del gruppo di ricerche maremoti di Bologna; Michael Marani, ricercatore del Cnr.