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Leo Gullotta al Teatro Verdi di Salerno con la commedia “Le allegre comari di Windsor”

È in programma presso il Teatro Verdi di Salerno, per venerdì 3 e sabato 4 febbraio alle ore 21.00, e domenica 5 febbraio alle ore 18.30, lo spettacolo “Le allegre comari di Windsor”, di William Shakeaspeare, con Leo Gullotta; traduzione e adattamento di Fabio Grossi e Simonetta Traversetti.

Altri interpreti: Alessandro Baldinotti, Paolo Lorimer, Mirella Mazzeranghi, Fabio Pasquini, Rita Abela, Fabrizio Amicucci, Valentina Gristina, Cristina Capodicasa, Gerardo Fiorenzano, Gennaro Iaccarino, Federico Mancini, Giampiero Mannoni, Sante Paolacci, Sergio Petrella, Vincenzo Versari; scene e costumi Luigi Perego; musiche Germano Mazzocchetti; coreografie Monica Codena; luci Valerio Tiberi; regista assistente Mimmo Verdesca; regia di Fabio Grossi.

Fu per volontà della regina Elisabetta I, che il bardo riesumò Sir John Falstaff, fatto morire nella sua precedente opera, l’Enrico V. Nacque così Le allegre comari di Windsor. La smania della regina derivava da un suo divertito “invaghimento” per la poderosa figura comica di Falstaff, invaghimento che le istillò il desiderio di vederlo in un altro dramma e, per di più, innamorato. Sicché, per non venir meno al dictat dell’imperiosa sovrana, Shakespeare non solo avrebbe “resuscitato” Falstaff, moderno espediente da soap-opera, ma anche escogitato l’intreccio narrativo delle Allegre Comari.

La vicenda è stata collocata in un tempo immediatamente precedente alla morte del cavaliere. Protagonista è Sir John, con le sue esuberanti smargiassate da guascone, la sua sovrabbondante figura, la sua pletorica simpatia cialtrona, il suo amore per la crapula e il bicchiere, la sua irresistibile ed endemica disonestà, viziosa e bonaria.

La commedia racconta di una società che vive sotto l’occhio della corte, dove il dileggio reciproco tra i componenti della comunità funge da quotidiano passatempo. La protervia della condizione di nascita e dello svolgersi dei fatti della vita di ognuno è il presupposto dominante. Rispettando appieno la struttura voluta e pensata da Shakespeare, proponendo allo spettatore, in luogo dei cinque atti, i più canonici e moderni due più intervallo, si lascerà indubbia la correlazione ai Nostri tempi e alle Nostre vicende sociali, sottolineando qua e là lo scherzo, acre e cattivo, denominante una società che, pedissequamente, ripete i suoi stilemi nei confronti di chi viene considerato un diverso, sia per aspetto sia per attitudini o usi.