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Papa Francesco al centro dell’incontro formativo della CDAL

Proseguono i momenti formativi della Consulta diocesana delle Aggregazioni Laicali. Mettere a fuoco il rapporto tra Chiesa conciliare e nuovi segni di papa Francesco, con l’obiettivo di definire possibili implicazioni pastorali per orientare operativamente l’azione del laicato organizzato: questa la traccia tematica del momento di riflessione e approfondimento che è si è svolto ieri sera presso il seminario metropolitano “Giovanni Paolo II”, a Pontecagnano Faiano. Dopo l’introduzione del segretario generale della CDAL, Giuseppe Pantuliano e la proiezione di un video-documentario, curato proprio da Tds, l’intervento di monsignor Luigi Moretti è partito da una considerazione importante: il nuovo pontefice ci invita a spostare l’attenzione dalla persona al servizio che la persona è chiamata a svolgere: papa Francesco ci ricorda che la Chiesa è di Cristo non di Pietro. Ma la riflessione di monsignor Moretti è partita da gesto precedente che ha anticipato e reso possibile il cambiamento, ovvero la scelta di dimissioni operata da Benedetto XVI, paragonando la sua decisione al gesto con il quale Giovanni XXIII, a sorpresa, annunciò l’indizione del Concilio, lasciando tutti attoniti. Riguardo alle urgenze dell’oggi, Benedetto XVI ci dice che non ci possiamo pensare domani. Egli ha fatto in modo che la sua fragilità non fosse di ostacolo all’urgenza del cambiamento di qui lo storico passo indietro che ha aperto una strada che tutti dobbiamo percorrere, perché – ha ricordato l’arcivescovo- la vera rivoluzione, il vero cambiamento è la conversione e quindi riguarda tutti noi, nel concreto, nel quotidiano e nelle grandi sfide che la Chiesa è chiamata ad affrontare sempre con urgenza. Il linea di continuità quindi con Benedetto XVI che con il suo gesto ha posto in secondo piano la sua persona, rispetto all’urgenza del cambiamento. Papa Francesco – ha aggiunto monsignor Moretti – in questi primi giorni di pontificato ha parlato poco ma i suoi gesti dicono molto, valgono più di un’enciclica, equivalgono ad un trattato di Chiesa, a partire dal gesto dell’inchino davanti alla folla: il popolo con il vescovo e viceversa, un cammino che si fa insieme. L’arcivescovo ha poi ricordato del prossimo impegno che attende la diocesi, con il pellegrinaggio in Terra Santa che si svolgerà dall8 al 15 aprile: vivremo lì un’altra esperienza importante, che raggiungerà il culmine quando visiteremo il Santo Sepolcro e vedremo con i nostri occhi il sepolcro vuoto che ci ricorda l’evento cardine della Risurrezione di Cristo.