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Processo Chernobyl: 180mila tonnellate di rifiuti tossici sversate tra Vallo di Diano, Cilento, Avellino e Benevento

rifiuti_tossici-3E’ stata fissata al prossimo 20 febbraio l’udienza di dibattimento del processo Chernobyl. Sono 39 le persone imputate (una delle quali deceduta nel 2010) per i reati, tra gennaio 2006 e luglio 2007, di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di delitti ambientali, traffico illecito di rifiuti speciali, disastro ambientale doloso, gestione illecita di rifiuti inquinanti dispersi nell’ambiente, danneggiamento aggravato, falso e truffa aggravata ai danni di enti pubblici (nei territori del salernitano, avellinese, beneventano e foggiano). Questa la decisione del gup Dolores Zarone del Tribunale di Salerno, giunta al termine dell’udienza preliminare tenutasi nella giornata di ieri presso la prima sezione penale (dopo il passaggio del procedimento da Santa Maria Capua Vetere). Da quanto emerso dall’inchiesta sarebbero oltre 180mila le tonnellate di rifiuti tossici smaltite da aziende private nei siti del Vallo di Diano, Cilento e al confine tra Avellino e Benevento. Nella provincia salernitana sarebbero state sversate anche le sabbie provenienti dal depuratore di Napoli-Cuma, riscontrando l’abbandono di materiali di vecchi impianti di depurazione mai smaltiti. Il pm Renato Martuscielli ha formulato la richiesta di rinvio a giudizio per i 38 imputati (tra i quali diversi imprenditori nel settore dello smaltimento dei rifiuti). Hanno chiesto di costituirsi come parte civile Legambiente, Coldiretti, le Province di Napoli, Caserta e Salerno, Regione Campania, Codacons, Adiconsum, il comitato Ponte Barizzo di Capaccio, la comunità montana Alto e Medio Sele, il consorzio di bonifica Vallo di Diano-Tranagro e i comuni di Sala Consilina, Sassano, Casalbuono, Montesangiacomo, Montecorvino Rovella, Teggiano, Polla, Santomenna, Castelnuovo di Conza, San Rufo, Sant’Arsenio, San Pietro al Tanagro. Gli avvocati difensori dei 38 imputati sostengono, invece, che il reato di disastro ambientale non sussiste perchè “i rifiuti ritrovati non sarebbero tossici e si parlerebbe solo di illecito amministrativo”. Nell’intero territorio campano sono 980.000 le tonnellate di rifiuti pericolosi abbandonate nell’ambiente con un giro d’affari stimato in 50 milioni di euro (soltanto nel periodo di attività illecita monitorata, dal gennaio 2006 al luglio 2007). Attraverso centomila conversazioni telefoniche intercettate e decine di ore filmate dai carabinieri del Noe, la procura casertana ha mappato i terreni agricoli e i fondi usati come discariche abusive e sversatoi di rifiuti tossici e pericolosi. Sono  sei in provincia di Salerno: località Tempa Cardone a San Pietro al Tanagro (12.000 mq); località Buco Vecchio a Teggiano (10.000 mq); località Sanizzi a Sant’Arsenio (due aree agricole di 5.000 e 10.000 mq separate da una strada sterrata); località Via Larga a San Rufo (4.000 mq); terreni privati in località Serroni a Montecorvino Rovella; terreni privati in località Ponte Barizzo a Capaccio. Il gruppo criminale agiva anche in Irpinia, a Petruro Irpino e soprattutto nel comune di Chianche (1500 mq circa), dove in alcuni casi i materiali venivano scaricati direttamente sulla sponda del fiume Sabato, e nel beneventano (in un’area di 5000 mq nel comune di Ceppaloni). I rifiuti speciali venivano abbandonati anche in contrada Posta Poppi nel comune di Foggia e in contrada Vado Leone del comune di Lucera, sempre nel foggiano. Nella lista dei rifiuti interrati e dispersi nell’ambiente ci sono scarti di tessuti vegetali, pietrisco, urine e letame di animali (comprese lettiere usate), fanghi derivanti da trattamenti di lavaggio, sbucciatura, centrifugazione, distillazione di bevande alcoliche, ceneri di carbone, imballaggi di carta e cartone, miscugli di cemento e ceramica, liquami di origine animale, scarti dall’eliminazione di sabbie, rifiuti di mercati e mense, reflui di acque urbane, reflui industriali, fanghi da fosse settiche di ospedali, abitazioni civili e persino di navi approdate al porto di Napoli. I fanghi tossici provenienti dal ciclo di lavorazione dei quattro impianti di depurazione campani: quelli di Napoli Ovest (Cuma), Napoli Nord (Orta di Atella), Area casertana (Marcianise) e Mercato San Severino (Salerno).