POSTA
Oggi è

Santa Pasqua, la lettera di Monsignor Moretti

moretti_messa

E’ un invito allo stare insieme in preghiera in questo momento particolare quello che Monsignor Luigi Moretti, arcivescovo metropolita della diocesi di Salerno Campagna Acerno, rivolge ai suoi fedeli. Attraverso una lunga lettera con la quale il presule si rivolge direttamente al popolo dei fedeli.

“Com’è tradizione – inizia la lettera – in questo giorno santissimo in cui ricordiamo l’istituzione dell’Eucaristia e la nascita del nostro Sacerdozio ministeriale, desidero rivolgervi un pensiero con animo grato e commosso. La gratitudine è per il dono di grazia che il Signore ci ha fatto del Sacramento dell’Ordine, totalmente immeritato da parte nostra.

A ciascuno di voi esprimo poi il mio sentito grazie per la carità pastorale che avete esercitato e che quotidianamente dedicate al popolo di Dio affidato alle vostre cure. Vi manifesto pure la mia ammirazione per il lavoro che con tenacia e senza risparmio svolgete perché, nonostante la cultura ampiamente secolarizzata, le logiche del Regno possano ancora penetrare le coscienze degli uomini. Sono commosso poi per lo stupore interiore dinnanzi alle meraviglie che il Signore continua ad operare instancabilmente nella nostra vita, nonostante la nostra indegnità. Permettetemi di parlarvi come ad amici!

La commozione che sento nel cuore – continua Moretti –  è dovuta anche al fatto che oggi percepisco in modo specialissimo la vicinanza di questo Presbiterio: tutti voi siete fraternamente associati a me nel rinnovare con gioia e senso di responsabilità le promesse solennemente pronunciate nel giorno della nostra Consacrazione sacerdotale.

*We care* avrebbe detto don Milani. A noi interessa la vita dei nostri fedeli, ciascuno di essi ci sta a cuore! Il Santo Padre sogna «ministri capaci di riscaldare il cuore alla gente, di camminare nella notte con loro, di dialogare con le loro illusioni e delusioni, di ricomporre le loro disintegrazioni». Anche io chiedo a ciascuno di voi di accostarsi con rispetto e di riconoscere onestamente le ferite che sono presenti nei cuori di quanti vi circondano, delle vostre famiglie, dei vostri confratelli, dei vostri parrocchiani. So quanto sia faticoso riconoscerle e ancor più provare a curarle con delicata tenerezza. Ogni autogiustificazione che ci fa sentire esenti dal dovere di intervenire, oltre ad essere un’omissione d’amore nei confronti di un bisognoso, è in realtà epifania di un cuore indurito e chiuso. Vi esorto cari amici a riscoprire con gioia e fiducia la virtù della prossimità. Viviamola innanzitutto tra noi preti, come un’esigenza profonda e una grazia sempre nuovamente da chiedere al Signore, per ridare vigore e slancio al nostro cammino verso la santità e al nostro stesso ministero”.

 

Link breve:

Scritto da su 1 Aprile 2015. Archviato in Cronaca, Culture, In evidenza, Mondo cattolico, Notizie, Vetrina. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Devi Registrarti ed effettuare il Login per scrivere un commento Accedi