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Dimissioni “protette”: le precisazioni di Ravera

ravera

I giornali hanno riportato nei giorni scorsi la notizia di un importante accordo intercorso tra ASL e A.O.U. sul problema delle cosiddette dimissioni protette. Si tratta di un problema di grande importanza  che ha lo scopo non solo di ridurre la durata delle degenze ospedaliere, naturalmente sempre garantendo le condizioni di massima sicurezza dei pazienti, ma anche di assicurare al paziente dimesso l’assistenza necessaria del medico di medicina generale e dell’eventuale specialista. Sorprende che in questo complesso sistema si siano del tutto ignorati  gli attori principali dell’assistenza al malato dimesso dall’Ospedale, che sono i medici di medicina generale ed eventualmente gli specialisti ambulatoriali.

E’ bene precisare che qui non si tratta di rivendicare prerogative interessate, ma  di garantire l’efficacia e l’efficienza di un sistema. E’ universalmente riconosciuto che il cardine dell’assistenza territoriale è il medico di medicina generale. Qualunque sistema organizzativo, anche quando si preferisce esternizzarlo, non può prescindere dalla funzione del medico di medicina generale.

Sembra, a leggere quello che la stampa ha riferito, che nel sistema oggetto della conferenza ASL-AOU il medico di medicina generale non sia un convitato di punta. Semplicemente non esiste. E questo non capita in nessuna Regione italiana

soprattutto in quelle, e sono tante, che hanno da tempo organizzato un efficiente servizio di medicina territoriale.

L’Ordine ritiene che questa convenzione elogiale nelle interpretazioni debba essere rivista nel suo aspetto organizzativo.

(comunicato ufficiale Ordine dei medici)