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Tradurre con il linguaggio del corpo quelle “Metamorfosi” di Ovidio che hanno permesso di conoscere, fino ad oggi, le storie ed i racconti mitologici dell’antichità greca e romana e renderle contemporanee: è quanto il coreografo e danzatore Claudio Malangone intende rappresentare con lo spettacolo che andrà in scena giovedì 23 febbraio, alle ore 21, al Teatro Comunale di Mercato San Severino. Così come il poeta romano, tra i maggiori elegiaci, ha voluto con questi versi rielaborare il concetto del mito, Malangone prova a tratteggiare il ritratto dei miti di oggi, rielaborando la precedente versione di “Metamorfosi: la trasformazione del conflitto”, datata 2014 con il debutto in una co-produzione italo-vietnamita. Per il 2017 le nuove “Metamorfosi” sono completamene restaurate con un cast quasi tutto nuovo di giovani danzatori. Tra questi, per il progetto di alternanza scuola – lavoro con il liceo coreutico Alfano I°, i giovani danzatori Sara Mazzamurro, Nicol Memoli, Cristian Cianciulli.
Lo spettacolo nasce come progetto di collaborazione tra il coreografo Claudio Malangone, il musicista Alessandro Capasso a cui è affidata l’ambientazione sonora ed i videomaker Francesco Petrone e Ugo Petillo, creatori di una scenografia virtuale che si scontra ed incontra il linguaggio del corpo. L’ambiente scenografico è stato realizzato presso gli spazi architettonici dell’Università di Fisciano dove lo spazio del corpo e lo spazio esterno, inizialmente fermi, sono in attesa di un dialogo tra di loro che non necessariamente viene raggiunto. Ed è su questa tensione continua che si sviluppa e articola l’idea del mito, delle “metamorfosi” come trait d’union tra antico e nuovo, tra leggenda e realtà.
“Le Metamorfosi di Ovidio entrano in una singolare risonanza con la nostra epoca preoccupata dal mito di un cambiamento continuo – scrive Claudio Malangone nelle note di presentazione dello spettacolo – Confrontando l’ordine e il caos e immergendosi nell’immaginario fantastico di Ovidio con epoche e spazi diversi, ci siamo chiesti in che modo queste metamorfosi possono rimandarci ai nostri miti quotidiani. L’approccio a questi miti sarà così per noi occasione di riflessione sulle forze che costituiscono la natura umana, sulla manifestazione del desiderio, sull’eterna lotta tra bene e male, sulle ambiguità legate alle strategie dello sguardo. Evocare un antico altrove per interpretare meglio la nostra contemporaneità”.
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