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Pasqua, il messaggio dell’Arcivescovo Andrea Bellandi

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Carissimi,
mi rivolgo ad ognuno di voi per condividere qualche breve pensiero in occasione della Settimana Santa, culminante nella domenica di Pasqua, che viviamo ancora nel contesto drammatico della pandemia. Papa Francesco nella Domenica delle Palme, riferendosi all’emergenza e facendosi voce del pensiero di ciascuno ha detto che “l’anno scorso eravamo più scioccati, quest’anno siamo più provati. E la crisi economica è diventata pesante”. È vero, tutti siamo in sofferenza, non ultimi i giovani e i bambini. Lo sono ancora di più coloro che hanno perso, a causa della malattia, familiari, amici e colleghi di lavoro. E in questo mare di dolore come non ricordare pure – riprendendo ancora il pensiero del Santo Padre – le sofferenze dei malati, dei poveri, degli scartati di questo mondo, delle vittime innocenti di guerre, dittature, violenze quotidiane, insieme alle piaghe – terribili anch’esse – dell’aborto, dello sfruttamento e della droga.
In questa situazione storica e sociale, dove il mistero del male miete inesorabilmente le proprie vittime, Dio cosa fa? Non usa la bacchetta magica annullando il male e realizzando un mondo “perfetto” ma a discapito della libertà; non interviene colpendo a morte i cattivi con il rischio – si legge nel Vangelo – di eliminare anche il buon grano insieme alla zizzania; non si ritrae sdegnato dal mondo contemporaneo quasi pentendosi di averlo creato e consegnato a delle creature così ribelli e malvagie. No, egli, nel suo Figlio Gesù prende la croce, cioè si fa carico del male – fisico, psicologico e soprattutto spirituale – che tale realtà comporta e lo “con-patisce”, ovvero lo assume in sé stesso per redimerlo e trasformarlo. Lo fa anche per liberare ognuno di noi dal potere delle tenebre, dalla superbia, dalla resistenza ad amare e a lasciarsi amare. Tutto ciò solo l’amore di Dio può realizzarlo pienamente, solo il Suo Amore con la “A” maiuscola.
“Dalle sue piaghe siamo stati guariti”, dice l’apostolo Pietro, cioè dalla sua morte siamo stati rigenerati, tutti noi: «Da quando Cristo è stato inchiodato a una croce e ha gridato: “Padre, perché mi hai abbandonato?” – che è il grido di disperazione più umano che si sia mai sentito nell’aria della terra – e poi ha detto: “Perdona loro perché non sanno quello che fanno”, e infine ha gridato: “Nelle tue mani affido il mio spirito”, da quel momento, da quando quell’uomo è stato messo, stirato e inchiodato, sulla croce, la parola sacrificio è diventata il centro, non della vita di quell’uomo, ma della vita di ogni uomo. Il destino di ogni uomo dipende da quella morte. (…) La croce di Cristo ha rivelato, da una parte, il dominio che il sacrificio ha sulla vita di tutti gli uomini; dall’altra, che il suo significato non è necessariamente negativo, anzi misteriosamente positivo: è la condizione perché gli uomini raggiungano il loro destino: “Con la tua croce hai salvato il mondo”, con la tua croce, o Cristo, hai salvato il mondo» (don Luigi Giussani).
Ma Dio non ha abbandonato il Suo Figlio Gesù nell’oscurità della morte, al potere del nulla: lo ha risuscitato il mattino di Pasqua, così che la vita si affermasse come orizzonte di positività certa per il destino di ogni uomo: «Tutte le domande e le incertezze, le esitazioni e le paure sono fugate da questa rivelazione. Il Risorto ci dà la certezza che il bene trionfa sempre sul male, che la vita vince sempre la morte e la nostra fine non è scendere sempre più in basso, di tristezza in tristezza, ma salire in alto. Il Risorto è la conferma che Gesù ha ragione in tutto: nel prometterci la vita oltre la morte e il perdono oltre i peccati» (papa Francesco).
Sia, perciò, a partire da quel mattino di più di duemila anni fa, anche la nostra partecipazione alla croce attraversata da una gioia sicura: la Risurrezione!
È questo annuncio, che diventa esperienza di cambiamento reale nella vita di chi lo accoglie; è questo ciò che i cristiani hanno la responsabilità di far risuonare in un mondo altrimenti avvinto dalla disperazione e dal subdolo virus del nichilismo; è questo stesso annuncio, ciò che gli apostoli hanno fatto risuonare duemila anni fa e che rimane l’unica, concreta e vera “buona notizia”: «Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni» (Atti 2,32).
Auguri di Buona Pasqua a tutti.
+Andrea Bellandi

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Scritto da su 4 Aprile 2021. Archviato in In evidenza, Mondo cattolico, Notizie. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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